Sonetto 81 – Sonnet 81

Shakespeare Sonetto 81

Sia ch’io viva per scriver la tua epigrafe. Or I shall live your epitaph to make. 

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Sia ch’io viva per scriver la tua epigrafe
o che tu sopravviva a me consunto sotto terra,
mai morte potrà da qui sottrar la tua memoria
anche se ogni parte mia sarà dimenticata.
Il tuo nome da qui trarrà vita immortale,
anche se scomparso, io morirò per tutto il mondo:
la terra a me darà soltanto una comune fossa,
mentre tu sarai sepolto in ogni sguardo umano.
Tuo monumento saranno i miei devoti versi
che occhi non ancor nati leggeranno attentamente;
e future lingue ripeteranno la tua esistenza
quando sarà spento ogni respiro di questo mondo:
tu vivrai sempre – tal virtù ha la mia penna –
sulle labbra di ogni uomo, ove alita la vita.

 

Il poeta si riprende un po’ di fronte all’opposizione del poeta rivale. Tornando a temi collaudati, assicura eroicamente al giovane che lui, a differenza del poeta rivale, può immortalarlo attraverso i suoi sonetti: “Il tuo nome da qui trarrà vita immortale, / anche se scomparso, io morirò per tutto il mondo.” Il verso del poeta offre al giovane un rifugio dal decadimento del tempo, ma soprattutto, offre un rifugio al poeta stesso durante questo momento cruciale in cui viene sfidato dal poeta rivale per gli affetti del giovane. Sebbene il curioso contrasto tra l’umiltà del poeta sulla sua persona e la sua suprema fiducia nei suoi versi sia ancora evidente, egli afferma con sicurezza alla fine del sonetto che il giovane “vivrà sempre” perché “tal virtù ha la mia penna”.

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Read and listen

Or I shall live your epitaph to make,
Or you survive when I in earth am rotten;
From hence your memory death cannot take,
Although in me each part will be forgotten.
Your name from hence immortal life shall have,
Though I, once gone, to all the world must die:
The earth can yield me but a common grave,
When you entombed in men’s eyes shall lie.
Your monument shall be my gentle verse,
Which eyes not yet created shall o’er-read,
And tongues to be your being shall rehearse
When all the breathers of this world are dead;
You still shall live–such virtue hath my pen,
Where breath most breathes, even in the mouths of men.

The poet rebounds somewhat in the face of the rival poet’s opposition. Reverting to tried-and-tested themes, he heroically assures the youth that he, unlike the rival poet, can immortalize the young man through his sonnets: “Your name from hence immortal life shall have, / Though I, once gone, to all the world must die.” The poet’s verse offers the young man a refuge from time’s decay, but more importantly, it offers a haven to the poet himself during this crucial time when he is being challenged by the rival poet for the youth’s affections. Although the curious contrast between the poet’s humility about his person and his supreme confidence in his verse is still evident, he confidently asserts at the sonnet’s end that the young man “still shall live” because “such virtue hath my pen.”

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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