L’assenza dell’amato trasforma anche la stagione più feconda in un inverno interiore: senza di lui, il tempo perde calore, voce e significato, e ogni abbondanza diventa sterile apparenza.

Sonetto 97 – Leggi e ascolta
Come mi è parsa inverno la mia lontananza
da te, unica gioia del fuggente anno!
Che gelo ho sentito, che neri giorni ho vissuto!
Che desolazione ovunque di vecchio Dicembre!
Eppure quel periodo d’assenza era tempo d’estate,
il prolifico autunno, carico di ricchi frutti,
sta maturando il seme della vogliosa primavera,
qual vedovo grembo dopo la morte del suo signore:
ma questa gran prosperità allora mi sembrava
un fiorir di orfani, di gemme senza padre
perché l’estate e i suoi piaceri dipendono da te
e con te lontano, anche gli uccelli sono muti
o se cinguettano è con sì poco spirito
che ogni foglia impallidisce temendo già l’inverno.
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Analisi del Sonetto 97
Il Sonetto 97 segna un ritorno deciso al tema dell’assenza, ma lo fa con una maturità nuova rispetto ai sonetti precedenti sul distacco. Qui Shakespeare non descrive soltanto la sofferenza per la lontananza: analizza l’effetto profondo che l’assenza dell’amato esercita sulla percezione stessa del tempo. Non è il calendario a determinare le stagioni dell’anima, ma la presenza o l’assenza della persona amata.
Il sonetto si fonda su un grande paradosso: l’assenza coincide cronologicamente con l’estate e l’autunno, stagioni di pienezza e maturità, ma viene vissuta come un lungo inverno. Shakespeare separa definitivamente il tempo naturale dal tempo emotivo, mostrando come l’esperienza amorosa possa sovvertire l’ordine del mondo.
Prima quartina: l’inverno dell’assenza
Nella prima quartina l’assenza viene immediatamente identificata con l’inverno.
Il poeta parla di gelo, di giorni neri, di una desolazione che richiama il mese di dicembre. Non è una semplice metafora stagionale: è la descrizione di uno stato esistenziale in cui ogni calore vitale è sospeso. L’amato è definito “unica gioia dell’anno”, rendendo evidente che senza di lui l’intero ciclo del tempo perde senso.
Seconda quartina: la contraddizione delle stagioni
La seconda quartina introduce la contraddizione centrale del sonetto.
In realtà, il periodo dell’assenza coincide con l’estate e con l’autunno fecondo. La natura è prospera, i frutti maturano, la vita si rinnova. Tuttavia, questa abbondanza non è percepita come tale: manca il principio che le dà significato.
Terza quartina: la fecondità senza padre
Nella terza quartina Shakespeare rende la metafora ancora più intensa.
La prosperità della stagione viene paragonata a un grembo vedovo: fertile, ma privo della presenza che dà senso alla nascita. I frutti diventano “orfani”, le gemme non hanno padre. È una delle immagini più dolorose del sonetto, perché suggerisce che senza l’amato la vita può continuare, ma in forma mutilata.
Il distico finale: il silenzio della natura
Nel distico finale il poeta torna a una percezione sensoriale.
Gli uccelli, simbolo tradizionale di gioia e canto, sono muti; e se cantano, lo fanno senza vigore. L’intera natura sembra presagire l’inverno. L’assenza dell’amato contagia il mondo, spegne la voce della vita stessa.
Conclusione
Il Sonetto 97 è una meditazione profonda sulla relatività del tempo emotivo. Shakespeare mostra come l’amore sia la vera misura delle stagioni interiori: senza di esso, anche l’estate diventa inverno, anche l’abbondanza si trasforma in desolazione.
A differenza di altri sonetti sull’assenza, qui non c’è ribellione né protesta. C’è una constatazione lucida e malinconica: il mondo continua a fiorire, ma per il poeta quella fioritura è vuota. La natura, privata della sua anima, diventa puro scenario.
Il sonetto prepara idealmente il successivo, in cui Shakespeare approfondirà ulteriormente questa idea: non solo l’assenza rende sterile la stagione, ma anche la bellezza stessa della natura non è che un riflesso pallido dell’amato. Nel Sonetto 97, l’amore non colora il tempo: lo crea.
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La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.