Sonetto 151 – Shakespeare

Nel Sonetto 151 Shakespeare separa coscienza e desiderio: Amore è troppo giovane per capire la morale, e l’io poetico si difende dicendo che, se lei lo inganna, egli abbandona lo spirito all’inganno dei sensi. L’anima incoraggia il corpo a trionfare in amore, e la carne, levandosi al suo nome, la indica come preda. Il piacere diventa schiavitù: il poeta “si erge e cade” per colpa di quell’amore, che chiama tale nonostante la colpa.

Sonetto 151 di Shakespeare

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Amor è troppo giovane per capir che sia coscienza
eppure chi non sa che ha vita dall’amore?
Quindi amabile intrigante, non m’accusare troppo
nel dubbio ch’io ti provi colpa dei miei errori.

Perché se tu m’inganni, abbandono anch’io
all’inganno volgar dei sensi il nobile mio spirito;
l’anima sussurra al corpo che in amor
potrà trionfare: la carne altro dir non ode,

e levandosi al tuo nome indica solo te
sua trionfante preda. Fiera di tal successo,
s’appaga diventando il misero tuo schiavo,
forte alle tue voglie, al tuo fianco prono.

Non manca di coscienza che io la chiami “amore”
perché è colpa del suo amore se io mi ergo e cado.


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Analisi del Sonetto 151

Il Sonetto 151 è uno dei testi più audaci e provocatori di tutta la raccolta, perché Shakespeare affronta apertamente il conflitto tra cuscienza morale e desiderio fisico. È un sonetto in cui la passione non viene sublimata, ma mostrata nella sua forma più concreta: la carne che “si leva” e si dichiara pronta alla conquista.

Il poeta non nega la colpa: la riconosce, ma la attribuisce ad Amore stesso, descritto come creatura giovane, incapace di comprendere la coscienza. Shakespeare costruisce una sorta di difesa: se la donna lo inganna, egli si lascia trascinare dall’inganno dei sensi; e in quel momento l’anima non governa più, ma si limita a sussurrare al corpo che potrà trionfare.

Qui l’amore diventa schiavitù: l’orgoglio della carne si appaga diventando “misero schiavo”, prono accanto alla donna. Il distico finale è famosissimo per il doppio senso esplicito: la colpa del suo amore è il motivo per cui il poeta “si erge e cado”.

Prima quartina: Amore giovane e senza coscienza

Il sonetto si apre con una dichiarazione paradossale:
“Amor è troppo giovane per capir che sia coscienza”.

Amore è presentato come adolescente: desiderio impulsivo, privo di morale. Eppure tutti sanno che l’amore dà vita: nessuno può negarne la potenza.

Shakespeare chiama la donna “amabile intrigante”: già qui appare il tema dell’inganno. E le chiede di non accusarlo troppo, perché è incerto se lui debba provare colpa per i propri errori.

È una premessa: la colpa è ambigua, perché nasce da un amore che non conosce coscienza.

Seconda quartina: lo spirito abbandonato all’inganno dei sensi

Nella seconda quartina Shakespeare spiega la dinamica:
se la donna lo inganna, anche lui abbandona il suo nobile spirito all’inganno volgare dei sensi.

È un rovesciamento: l’io poetico sceglie deliberatamente di lasciarsi cadere. La nobiltà non regge contro l’inganno.

Poi Shakespeare divide anima e corpo:
l’anima sussurra al corpo che in amore potrà trionfare.
Quindi l’anima non è più guida morale, ma complice: incoraggia la vittoria.

Il corpo “altro dir non ode”: cioè non ascolta ragione, ascolta soltanto l’istinto.

Terza quartina: il corpo che si leva e la schiavitù del piacere

La terza quartina contiene l’immagine più esplicita:
la carne, levandosi al nome della donna, indica solo lei come preda trionfante.

Qui Shakespeare descrive l’erezione e la conquista sessuale con una metafora di caccia e trionfo. La carne è fiera, orgogliosa, e si appaga persino diventando schiava.

È un punto fondamentale: il piacere è sottomissione. Il corpo è “forte alle tue voglie”, prono al suo fianco. Shakespeare mostra un eros senza idealizzazione: desiderio che domina e umilia.

Il distico: “mi ergo e cado”

Il distico finale unisce morale e doppio senso:
non manca di coscienza che lui chiami tutto questo “amore”.

Cioè: sa che è colpa, ma lo chiama lo stesso amore. E conclude:
“è colpa del suo amore se io mi ergo e cado.”

È un finale brillante e spietato: l’amore è la causa di un gesto fisico (erigersi) e di un crollo (cadere) sia corporale che morale. Shakespeare chiude con una formula che è insieme erotica e tragica.

Conclusione

Il Sonetto 151 è una confessione senza veli: Amore non conosce coscienza e trascina il poeta in un dominio dei sensi. Se la donna lo inganna, egli si lascia ingannare; lo spirito si arrende e l’anima diventa complice del corpo, che si leva e si dichiara pronto alla conquista.

Ma la vittoria del corpo è anche degradazione: la carne diventa schiava, prono accanto alla donna. Nel distico Shakespeare ammette la colpa e insieme la ribadisce come amore: per colpa di quell’amore egli “si erge e cade”. È uno dei testi più moderni perché mostra l’erotismo come forza che annulla morale e volontà.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


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