Shakespeare. Sonetto 151 - Sonnet 151. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 151 – Sonnet 151

Shakespeare Sonetto 151

Amor è troppo giovane per capir che sia coscienza. Love is too young to know what conscience is. 

Leggi e ascolta

Amor è troppo giovane per capir che sia coscienza
eppure chi non sa che ha vita dall’amore?
Quindi amabile intrigante, non m’accusare troppo
nel dubbio ch’io ti provi colpa dei miei errori.
Perché se tu m’inganni, abbandono anch’io
all’inganno volgar dei sensi il nobile mio spirito;
l’anima sussurra al corpo che in amor
potrà trionfare: la carne altro dir non ode,
e levandosi al tuo nome indica solo te
sua trionfante preda. Fiera di tal successo,
s’appaga diventando il misero tuo schiavo,
forte alle tue voglie, al tuo fianco prono.
Non manca di coscienza che io la chiami “amore”
perché è colpa del suo amore se io mi ergo e cado.

Se il poeta avesse mai sperato che la sua anima avrebbe prevalso sul suo corpo, come fa nel Sonetto 146, e che la sua ragione tornasse a governare i suoi sensi, si sbagliava tristemente. Nel Sonetto 151, la lussuria del suo corpo per la donna controlla completamente le sue azioni e pensieri. Rassegnato ammette alla donna: “Perché se tu m’inganni, abbandono anch’io / all’inganno volgar dei sensi il nobile mio spirito”. In modo osceno, il poeta degrada la relazione a un livello erotico in cui l’immagine del suo pene eretto è l’immagine di controllo del sonetto: “… la carne altro dir non ode, / e levandosi al tuo nome indica solo te / sua trionfante preda.. “  In Inglese la frase “To stand in thy affairs (Stare nei tuoi affari)” suggerisce una penetrazione sessuale, e il sonetto termina con un’altra immagine dell’erezione del poeta: “del suo amore se io mi ergo e cado”.

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Read and listen

Love is too young to know what conscience is;
Yet who knows not conscience is born of love?
Then, gentle cheater, urge not my amiss,
Lest guilty of my faults thy sweet self prove:
For, thou betraying me, I do betray
My nobler part to my gross body’s treason;
My soul doth tell my body that he may
Triumph in love; flesh stays no father reason;
But, rising at thy name, doth point out thee
As his triumphant prize. Proud of this pride,
He is contented thy poor drudge to be,
To stand in thy affairs, fall by thy side.
No want of conscience hold it that I call
Her ‘love’ for whose dear love I rise and fall.

If the poet ever hoped that his soul would win out over his body, as he does in Sonnet 146, and that his reason would return to govern his senses, he was sadly mistaken. In Sonnet 151, his body’s lust for the woman completely controls his actions and thoughts. Resignedly he admits to the woman, “For, thou betraying me, I do betray / My nobler part [his soul] to my gross body’s treason.” Bawdily, the poet degrades the relationship to an erotic level in which the image of his erect penis is the controlling image of the sonnet: “. . . flesh stays no farther reason, / But, rising at thy name, does point out thee / As his triumphant prize.” The phrase “To stand in thy affairs” suggests sexual penetration, and the sonnet ends with yet another image of the poet’s erection: “Her ‘love’ for whose dear love I rise and fall.”

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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