Il poeta invita il giovane a guardarsi allo specchio e a riconoscere la propria responsabilità verso il futuro: la bellezza non va consumata da sola, ma trasmessa a un figlio che ne porti avanti l’immagine.

Sonetto 3 – Leggi e ascolta
Guardati allo specchio e di’ al volto che vedi
che è ormai tempo per quel viso di crearne un altro,
se non rinnovi ora la sua giovane freschezza
inganni il mondo e rinneghi la gioia d’ogni madre.
Vi è forse donna tanto pura il cui illibato grembo
disdegni il seme della tua virilità?
O forse uomo tanto folle da voler essere la tomba
del suo proprio amore per non aver progenie?
Tu sei lo specchio di tua madre e come lei in te
ricorda il leggiadro Aprile della sua primavera,
così dai vetri del tuo crepuscolo tu rivedrai
a dispetto delle rughe, questo tuo tempo d’oro.
Ma se invece vuoi vivere senza esser ricordato,
muori celibe e la tua immagine morirà con te.
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Introduzione al Sonetto 3
Con il Sonetto 3 Shakespeare prosegue il ciclo dei cosiddetti “sonetti della procreazione”, insistendo sul dovere del giovane di non sprecare la propria bellezza. L’immagine dello specchio diventa un invito a guardarsi con sincerità: il volto che oggi appare giovane e integro è destinato a cambiare, e proprio per questo è il momento giusto per pensare a un’eredità.
Lo specchio e il dovere verso il futuro
Nella prima parte il poeta suggerisce che chi rifiuta di generare un figlio tradisce sia il mondo sia la gioia delle madri. La bellezza, da sola, è un dono incompleto se non viene trasmesso. Shakespeare insiste sull’idea che la natura non ha creato il giovane per tenerlo chiuso in se stesso, ma per far sì che una nuova vita prolunghi il suo volto.
Figlio come riflesso e memoria
La seconda sezione introduce un’immagine affettuosa: il giovane è per sua madre ciò che un domani un figlio potrà essere per lui, cioè uno specchio in cui rivedere la propria primavera. Anche quando il tempo avrà scavato rughe, attraverso un erede si potrà ancora scorgere quella stagione dorata. Senza discendenza, invece, il giovane “muore due volte”: fisicamente e nell’assenza di memoria.
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La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.