Sonetto 6 – Shakespeare

Shakespeare esorta il giovane a non sprecare la propria bellezza: deve tramandarla generando una nuova vita, così che il tempo non possa cancellarla.

 

Sonetto 6 di Shakespeare

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Non lasciare quindi che l’aspra mano dell’inverno
devasti la tua estate prima d’averla distillata:
rendi dolce una fiala; riponi in qualche luogo
il tesoro della tua bellezza prima che si estingua.

Non è usura perseguibile un interesse
che rende felice chi paga un prestito voluto;
tale per te sarebbe procreare un altro tuo io
o dieci volte meglio se l’uno ti rendesse dieci.

Dieci volte più di te sarebbe il tuo io felice
se dieci dei tuoi ti raffigurassero dieci volte:
qual potere avrebbe morte, se privato della vita
tu lasciassi te vivente nella tua posterità?

Non essere testardo, tu sei troppo bello
per esser preda della morte e far eredi i vermi.


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Introduzione al Sonetto 6

Nel Sonetto 6 Shakespeare porta avanti e amplifica il grande tema iniziale della raccolta: la bellezza non è un bene privato, ma un dono destinato a essere condiviso e tramandato. Il giovane, ammirato per la sua perfezione, viene esortato ad agire prima che l’inverno del tempo cancelli l’estate della sua giovinezza. La bellezza è effimera per natura: solo attraverso un figlio essa può trasformarsi in memoria viva e sopravvivenza.

Shakespeare non si limita a un discorso affettivo o morale: introduce una sorprendente metafora economica. La bellezza è un prestito ricevuto dalla natura, un capitale da investire con intelligenza. Se rimane inutilizzato, il tempo lo divora; se invece viene “distillato” in una nuova vita, potrà moltiplicarsi e durare ben oltre la singola esistenza. Così la procreazione diventa un gesto di responsabilità verso se stessi e verso il mondo.

Il valore che cresce attraverso la generazione

Per spiegare l’urgenza della scelta, Shakespeare immagina una sorta di interesse composto applicato alla bellezza. Avere figli significa diventare “dieci volte se stessi”, vedere la propria immagine rifiorire in altre forme, più giovani e forti. È un investimento che non impoverisce, ma arricchisce chi lo compie e chi lo riceve. La giovinezza del figlio rinnoverà quella del padre, che continuerà a vivere negli occhi di un altro.

Un avvertimento contro il nulla

Se invece il giovane si ostina nel suo egoismo, il risultato è crudele: la morte avrà campo libero. Saranno i vermi, e non gli uomini, a ereditare ciò che di lui resta; la bellezza finirà sepolta insieme alla carne. Shakespeare non usa mezzi termini: chi non lascia nulla dopo di sé contribuisce alla propria estinzione nella memoria umana.

Il tono affettuoso, ma fermo, conferma la missione poetica del bardo all’inizio dei sonetti: persuadere il giovane ad accettare la crescita, il cambiamento e la continuità della vita come un dovere nei confronti del futuro. La bellezza non è solo da ammirare: è una forza che deve generare.


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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.

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