Sonetto 6 – Sonnet 6

Shakespeare sonetto 6

Non lasciare quindi che l’aspra mano dell’inverno. — Then let not winter’s ragged hand deface. 

Leggi e ascolta

Non lasciare quindi che l’aspra mano dell’inverno
devasti la tua estate prima d’averla distillata:
rendi dolce una fiala; riponi in qualche luogo
il tesoro della tua bellezza prima che si estingua.
Non è usura perseguibile un interesse
che rende felice chi paga un prestito voluto;
tale per te sarebbe procreare un altro tuo io
o dieci volte meglio se l’uno ti rendesse dieci.
Dieci volte più di te sarebbe il tuo io felice
se dieci dei tuoi ti raffigurassero dieci volte:
qual potere avrebbe morte, se privato della vita
tu lasciassi te vivente nella tua posterità?
Non essere testardo, tu sei troppo bello
per esser preda della morte e far eredi i vermi.

Il Sonetto 6 continua l’immaginario invernale del sonetto precedente e promuove il tema della procreazione. L’inverno, che simboleggia la vecchiaia, e l’estate, che simboleggia la giovinezza, sono diametralmente opposte.

Il poeta implora il giovane di non morire senza figli – “prima che tu sia distillato” – senza prima aver preparato “dolce una fiala”. Qui, “distillato” ricorda i fiori estivi del Sonetto 5; “fiala”, che si riferisce alla bottiglia in cui è contenuto il profumo, simboleggia l’immagine per una donna che il giovane amerà sessualmente, ma “fiala” può anche riferirsi al figlio di quell’unione sessuale. Dieci figli, dichiara il poeta, genereranno dieci volte l’immagine del padre e dieci volte la felicità di un solo figlio.

In questo sonetto il poeta condanna fermamente il narcisismo del giovane collegandolo alla morte riferendosi sia al fatto che il giovane ha accumulato la sua bellezza non trasmettendola a un bambino, sia al suo inevitabile morire da solo se continua con il suo comportamento narcisistico. Il poeta sostiene che la procreazione assicura la vita dopo la morte; perdere la tua identità con la morte non significa necessariamente la perdita della vita se avrai procreato. Le righe 5 e 6 chiariscono questo concetto: “Non è usura perseguibile un interesse / che rende felice chi paga un prestito voluto;”. Una volta che riconosci la ricchezza della bellezza amando un’altra persona, devi usare questa conoscenza dell’amore se la bellezza si vuole aumentare e non far decadere.

Il Sonetto 6 è degno di nota per l’ingegnoso moltiplicarsi di concetti e soprattutto per il gioco di parole conclusivo su un testamento legale come nel distico finale: “Non essere testardo, tu sei troppo bello / per esser preda della morte e far eredi i vermi”. Qui il poeta giustappone i temi del narcisismo e della morte.  Nel testo inglese “Self-willed” (testardo)  riecheggia con “self-killed” (auto-ucciso) nella linea 4. I vermi che distruggono il cadavere del giovane saranno i suoi unici eredi se dovesse morire senza aver generato un figlio.

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Read and listen

Then let not winter’s ragged hand deface
In thee thy summer, ere thou be distill’d:
Make sweet some vial; treasure thou some place
With beauty’s treasure, ere it be self-kill’d.
That use is not forbidden usury,
Which happies those that pay the willing loan;
That’s for thyself to breed another thee,
Or ten times happier, be it ten for one;
Ten times thyself were happier than thou art,
If ten of thine ten times refigured thee:
Then what could death do, if thou shouldst depart,
Leaving thee living in posterity?
Be not self-will’d, for thou art much too fair
To be death’s conquest and make worms thine heir.

Sonnet 6 continues the winter imagery from the previous sonnet and furthers the procreation theme. Winter, symbolizing old age, and summer, symbolizing youth, are diametrically opposed.

The poet begs the young man not to die childless — “ere thou be distill’d” — without first making “sweet some vial.” Here, “distill’d” recalls the summer flowers from Sonnet 5; “vial,” referring to the bottle in which perfume is kept, is an image for a woman whom the young man will sexually love, but “vial” can also refer to the child of that sexual union. Ten children, the poet declares, will generate ten times the image of their father and ten times the happiness of only one child.

The poet strongly condemns the young man’s narcissism in this sonnet by linking it with death. “Self-killed” refers both to the youth’s hoarding his beauty by not passing it on to a child, and to his inevitably dying alone if he continues his narcissistic behavior. The poet argues that procreation ensures life after death; losing your identity in death does not necessarily mean the loss of life so long as you have procreated. Lines 5 and 6 make this concept clear: “That use is not forbidden usury / Which happies those that pay the willing loan.” Once you recognize the wealth of beauty by loving another person, you must use this knowledge of love if it is to increase and not decay.

Sonnet 6 is notable for the ingenious multiplying of conceits and especially for the concluding pun on a legal will in the final couplet: “Be not self-willed, for thou art much too fair / To be death’s conquest and make worms thine heir.” Here, as earlier in the sonnet, the poet juxtaposes the themes of narcissism and death. “Self-willed” echoes line 4’s “self-killed,” and the worms that destroy the young man’s dead body will be his only heirs should he die without begetting a child.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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