Shakespeare. Sonetto 9 - Sonnet 9. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 9 – Sonnet 9

Shakespeare sonetto 9

È per paura di inumidire gli occhi di una vedova. — Is it for fear to wet a widow’s eye.

Leggi e ascolta

È per paura di inumidire gli occhi di una vedova
che disperdi il tuo io in continuo celibato?
Ah, se ti accadrà di morire senza prole
il mondo ti piangerà qual moglie senza sposo;
sarà il mondo la tua vedova e sempre lamenterà
che tu non abbia lasciato alcun modello tuo,
mentre ogni altra vedova può sempre rivedere
negli occhi dei suoi figli le sembianze del marito.
Bada, ciò che un prodigo sperpera nel mondo
cambia sol di posto, perché il mondo ancor lo gode;
ma lo spreco della bellezza ha fine sulla terra
e tenendola inusata, chi la possiede la distrugge.
Non v’è amore verso gli altri nel cuore di colui
che commette su se stesso un delitto così infame.

Nel Sonetto 9 il poeta immagina che il giovane si opponga alla beatitudine del matrimonio in quanto potrebbe comunque morire giovane o morire lasciando una vedova in lutto e un bambino orfano. A queste argomentazioni, il poeta risponde che se il giovane si sposa, ha un figlio e poi muore, almeno la sua vedova sarà consolata dal figlio che il giovane ha generato; in questo modo la sua immagine non verrà distrutta con la sua morte. Inoltre, non sposandosi, il giovane farà del il mondo intero la sua vedova.

Shakespeare continua l’immaginario commerciale così prevalente nei sonetti precedenti. Il concetto di amore non è del tutto distinto dalla ricchezza commerciale, Shakespeare collega coloro che trafficano per amore al mondo in generale. Quando una persona poco parsimoniosa fa un cattivo uso della sua ricchezza ereditata, solo coloro che la sperperano ne traggono beneficio. Il paradosso sta nel fatto che l’accaparramento della bellezza dell’amore è il modo più sicuro per sperperarlo: un amore così consumante per se stessi trasforma innaturalmente la vita all’interno, uno spreco sentito da tutti.

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Read and listen

Is it for fear to wet a widow’s eye
That thou consumest thyself in single life?
Ah! if thou issueless shalt hap to die.
The world will wail thee, like a makeless wife;
The world will be thy widow and still weep
That thou no form of thee hast left behind,
When every private widow well may keep
By children’s eyes her husband’s shape in mind.
Look, what an unthrift in the world doth spend
Shifts but his place, for still the world enjoys it;
But beauty’s waste hath in the world an end,
And kept unused, the user so destroys it.
No love toward others in that bosom sits
That on himself such murderous shame commits.

The poet imagines that the young man objects to the bliss of marriage on the grounds that he might die young anyway or that he might die and leave a bereaved widow and an orphaned child. To these arguments, the poet replies that should the young man marry, have a child, and then die, at least his widow will be consoled by the child whom the young man fathered; in this way, his image will not be destroyed with his death. Furthermore, by not marrying, the young man makes the whole world his widow.

Shakespeare continues the business imagery so prevalent in the previous sonnets. The concept of love is not entirely distinguished from commercial wealth, for Shakespeare relates those who traffic in love to the world at large. When an unthrifty person makes ill use of his inherited wealth, only those among whom he squanders it benefit. The paradox lies in the fact that the hoarding of love’s beauty is the surest way of squandering it: Such consuming self-love unnaturally turns life inward, a waste felt by all.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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