Sonetto 33 – Sonnet 33

Shakespeare sonetto 33

Quante volte ho visto un raggiante mattino. Full many a glorious morning have I seen. 

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Quante volte ho visto un raggiante mattino
blandire le vette dei monti con occhio maestoso,
baciare i verdi prati con aureo volto,
dorare i pallidi ruscelli con celeste alchimia
e subito permettere ad oscure nubi di passare
con minacciosa furia sul suo divino aspetto
e nascondere il suo viso al mondo abbandonato,
fuggendo con vergogna furtivo ad occidente.
Proprio così il mio sole un mattino brillò
sulla mia fronte con esultante splendore;
ma ahimè, non fu mio che per un’ora,
una massa di nuvole or me lo ha nascosto.
Ma non per questo il mio amore lo disdegna;
i soli terreni si oscuran se il sole del cielo s’adombra.

Il Sonetto 33 inizia una nuova fase dell’allontanamento reciproco del poeta dal giovane. La rottura può essere causata dalla seduzione del giovane verso l’amante del poeta, a cui quest’ultimo si rivolge in sonetti successivi..

Nel sonetto sono evidenti i cambiamenti nell’atteggiamento del poeta verso il giovane e sul suo coinvolgimento nella relazione. Mentre nel Sonetto 25 il poeta si vanta che la sua fede è permanente, qui si capovolge. I riferimenti a “oscure nubi”, “minacciosa furia”, “vergogna”  indicano che l’amico ha commesso un grave reato morale. Mentre nei sonetti precedenti il ​​poeta si preoccupava che i suoi versi non fossero abbastanza buoni da trasmettere il suo intenso amore per il giovane, ora si preoccupa se il giovane sia buono come il suo verso trasmesso. Metaforicamente, il giovane è come il sole, che “con aureo volto” riscalda e illumina la terra. Tuttavia, il sole consente a “oscure nubi di passare” di bloccare i suoi raggi, e il giovane permette alla lealtà ad altre persone di interferire con il suo rapporto con il poeta che accetta il tradimento dell’amico – “ma ahimè, non fu mio che per un’ora” – ma si rende anche conto che il fardello della colpa deve essere suo per aver supposto che la bellezza esteriore corrisponda alla virtù interiore. Quest’ultima consapevolezza, che la bellezza esteriore non corrisponde alla virtù interiore, è espressa nell’ultima riga del sonetto: “I soli del mondo possono macchiare quando il sole del cielo si macchia”. In altre parole, “i soli terreni si oscuran se il sole del cielo s’adombra” rappresenta la trasgressione morale del giovane, sebbene il suo aspetto fisico esterno rimanga invariato. Tuttavia, l’amore del poeta per il giovane rimane immutato.

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Full many a glorious morning have I seen
Flatter the mountain-tops with sovereign eye,
Kissing with golden face the meadows green,
Gilding pale streams with heavenly alchemy;
Anon permit the basest clouds to ride
With ugly rack on his celestial face,
And from the forlorn world his visage hide,
Stealing unseen to west with this disgrace:
Even so my sun one early morn did shine
With all triumphant splendor on my brow;
But out, alack! he was but one hour mine;
The region cloud hath mask’d him from me now.
Yet him for this my love no whit disdaineth;
Suns of the world may stain when heaven’s sun staineth.

Sonnet 33 begins a new phase in the poet and youth’s estrangement from each other. (The breach well may be caused by the youth’s seduction of the poet’s mistress, which the poet addresses in later sonnets.) In any case, faith between the two men is broken during the poet’s absence.

Shifts in the poet’s attitudes toward the youth and about his own involvement in the relationship are evident in the sonnet. Whereas in Sonnet 25 the poet boasts that his faith is permanent, here he reverses himself. References to “basest clouds,” “ugly rack,” “stealing,” “disgrace,” and “stain” indicate that the friend has committed a serious moral offense. Whereas in earlier sonnets the poet worried that his verse was not good enough to convey his intense love for the young man, now he worries about whether the young man is as good as his verse conveyed. Metaphorically, the young man is like the sun, which “with golden face” warms and brightens the earth. However, the sun allows “the basest clouds” to block its rays, and the young man permits loyalties to other people to interfere with his relationship with the poet. The poet accepts that the friend has betrayed him — “But, out alack, he was but one hour mine” — but he also realizes that the burden of blame must be his own for having assumed that outward beauty corresponds to inner virtue. This last realization, that outward beauty does not correspond to inner virtue, is expressed in the sonnet’s last line: “Suns of the world may stain when heaven’s sun staineth.” In other words, “Suns of the world may stain” — perhaps a pun on “sons” or humankind — represents the young man’s moral transgression although his external, physical appearance remains unchanged. Nevertheless, the poet’s love for the young man remains unchanged.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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