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Sonetto 33 – Shakespeare

La bellezza del mattino viene improvvisamente oscurata dalle nuvole. L’amore conosce la sua prima grande delusione, narrata attraverso un’allegoria naturale. Il tradimento non distrugge l’amore, ma ne incrina per sempre l’innocenza.

Sonetto 33 di Shakespeare

Sonetto 33 – Leggi e ascolta

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Quante volte ho visto un raggiante mattino
blandire le vette dei monti con occhio maestoso,
baciare i verdi prati con aureo volto,
dorare i pallidi ruscelli con celeste alchimia

e subito permettere ad oscure nubi di passare
con minacciosa furia sul suo divino aspetto
e nascondere il suo viso al mondo abbandonato,
fuggendo con vergogna furtivo ad occidente.

Proprio così il mio sole un mattino brillò
sulla mia fronte con esultante splendore;
ma ahimè, non fu mio che per un’ora,
una massa di nuvole or me lo ha nascosto.

Ma non per questo il mio amore lo disdegna;
i soli terreni si oscuran se il sole del cielo s’adombra.


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Analisi del Sonetto 33

Il Sonetto 33 rappresenta un momento di svolta emotiva nella sequenza dei Sonetti. Dopo una lunga serie di testi in cui l’amore, pur attraversato da assenze, fatiche e malinconie, restava fondamentalmente puro e consolatorio, qui fa la sua comparsa un’esperienza nuova e dolorosa: la delusione. Shakespeare non la nomina direttamente, ma la traduce in una potente allegoria naturale, che rende il dolore più universale e più profondo.

L’apertura del sonetto è luminosa, quasi idilliaca. Il poeta descrive il sole che accarezza montagne, prati e ruscelli con uno splendore benevolo. È un’immagine di armonia e di promessa, che richiama la fiducia iniziale dell’amore. Proprio per questo, l’oscuramento improvviso che segue assume una forza emotiva ancora maggiore: ciò che era fonte di vita e di luce diventa causa di ombra e smarrimento.

Prima quartina: il mattino della fiducia

Nella prima quartina Shakespeare costruisce un quadro di perfetta serenità. Il sole mattutino illumina il mondo con generosità, conferendo bellezza e ordine a ogni cosa.

Questa luce non è neutra: è simbolo di un amore che si mostra apertamente, che promette calore, protezione e continuità. Il tono è volutamente elevato, quasi celebrativo, per rendere più netto il contrasto con ciò che seguirà.

Seconda quartina: le nuvole del tradimento

La seconda quartina introduce l’elemento perturbante: le nuvole.

Senza preavviso, il sole viene oscurato. Non perde la sua natura luminosa, ma smette di essere visibile. Shakespeare suggerisce così che il tradimento non annulla il valore dell’amato, ma ne compromette la relazione con chi ama. La luce esiste ancora, ma non scalda più.

Terza quartina: l’analogia amorosa

Nella terza quartina l’allegoria naturale viene esplicitamente applicata all’esperienza personale del poeta.

Come il sole ha brillato al mattino per poi nascondersi, così l’amato ha mostrato splendore e fedeltà solo per tradire in seguito. Tuttavia Shakespeare introduce una nota di sorprendente moderazione: non condanna apertamente, non invoca punizione. La delusione è profonda, ma trattenuta.

Il distico finale: l’amore che resta

Nel distico finale il poeta compie un gesto emotivamente complesso. Pur riconoscendo l’offesa, dichiara che il sole resta sole, anche quando è velato.

Allo stesso modo, l’amato resta amato. Il tradimento ferisce, ma non cancella l’affetto. È una conclusione amara e matura, che segna la fine dell’ingenuità ma non dell’amore.

Conclusione

Il Sonetto 33 è uno dei testi più sottili e dolorosi della raccolta, perché introduce il tema del tradimento senza trasformarlo in invettiva. Shakespeare non urla, non accusa: osserva e comprende. L’amore non è più un luogo incontaminato, ma uno spazio esposto all’ombra.

Ciò che rende il sonetto straordinario è proprio questa tensione irrisolta. Il poeta non rinnega ciò che ha amato, né si rifugia in un giudizio morale assoluto. Accetta la contraddizione: si può essere fonte di luce e causa di oscurità allo stesso tempo.

Con questo sonetto Shakespeare inaugura una fase nuova dei Sonetti, in cui l’amore viene esplorato non più solo come forza salvifica, ma come esperienza complessa, vulnerabile, capace di ferire quanto di elevare. È l’inizio di una maturazione dolorosa, che renderà il discorso amoroso più vero e più umano.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


PirandelloWeb

Questo componimento fa parte dei 154 Sonetti di Shakespeare. Leggi l’introduzione completa alla raccolta nella pagina Sonetti di Shakespeare.

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