Shakespeare. Sonetto 36 - Sonnet 36. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 36 – Sonnet 36

Shakespeare sonetto 36

 Lascia ch’io confessi che dobbiamo separarci. Let me confess that we two must be twain. 

Leggi e ascolta

Lascia ch’io confessi che dobbiamo separarci
anche se il nostro amore è un uno indivisibile,
così quelle colpe che son soltanto mie
senza il tuo aiuto, le sopporterò da solo.
Nei nostri due amori vi è un comun sentire
anche se un’ingiustizia separa le nostre vite,
che pur non alterando il nostro sentimento
sottrae dolci momenti al piacere dell’amore.
Io non potrò mai più mostrar d’esserti amico
per timor che ti dian onta le mie colpe indegne,
né tu potrai onorarmi con palese simpatia
se non vorrai infamare la tua reputazione:
ma non rischiare questo: io ti voglio così bene
e ti sento tanto mio che mio è il tuo buon nome.

Gli ostacoli all’amicizia tra il poeta e il giovane rimangono, ma il poeta non è più del tutto ingannato dal suo giovane amico. Tuttavia, sostiene ancora che il loro amore reciproco è più forte che mai: “Lascia ch’io confessi che dobbiamo separarci / anche se il nostro amore è un uno indivisibile”. Ciò che è più chiaro che mai, però, è che il poeta ha torto.

L’indifferenza del poeta per i continui comportamenti scorretti del giovane – “quelle colpe” – si trasforma in un aperto disprezzo, non nei confronti del giovane, ma piuttosto nel dover rimanere pubblicamente separato da lui. La necessità di una separazione – “un’ingiustizia separa le nostre vite” – è una decisione nata dalla saggezza conquistata a fatica. La vergogna pubblica fa desiderare al poeta di sopportare da solo la sua sofferenza, astenendosi pubblicamente dal riconoscere il giovane: “non potrò mai più mostrar d’esserti amico, / … / né tu potrai onorarmi con palese simpatia”. Ciò che è dolorosamente evidente è che il poeta è stato pubblicamente ridicolizzato e che il giovane continua a chiedere in modo ingannevole il favore degli altri. A questo punto nei sonetti il rapporto tra i due uomini sembra unilaterale e incredibilmente ingiusto.

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Read and listen

Let me confess that we two must be twain,
Although our undivided loves are one:
So shall those blots that do with me remain
Without thy help by me be borne alone.
In our two loves there is but one respect,
Though in our lives a separable spite,
Which though it alter not love’s sole effect,
Yet doth it steal sweet hours from love’s delight.
I may not evermore acknowledge thee,
Lest my bewailed guilt should do thee shame,
Nor thou with public kindness honour me,
Unless thou take that honour from thy name:
But do not so; I love thee in such sort
As, thou being mine, mine is thy good report.

Obstacles to the friendship between the poet and the young man remain, but the poet is no longer wholly duped by his young friend. However, he still maintains that their love for one another is as strong as ever: “Let me confess that we two must be twain / Although our undivided loves are one.” What is more clear than ever, though, is that the poet is wrong.

The poet’s indifference to the youth’s continued misbehavior — “those blots” — turns to open scorn, not of the youth, but rather of having to remain publicly separated from him. The necessity of a separation — “separable spite” — is a decision born of hard-won wisdom. Public shame makes the poet desire to bear his suffering alone, publicly refraining from acknowledging the young man — “I may not evermore acknowledge thee, / . . . / Nor thou with public kindness honor me.” What is painfully apparent is that the poet has been publicly ridiculed and that the young man deceitfully continues to court favor from others. At this point in the sonnets, the relationship between the two men seems one-sided and incredibly unfair.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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