Shakespeare. Sonetto 42 - Sonnet 42. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 42 – Sonnet 42

Che tu abbia lei non è tutto il mio tormento. That thou hast her, it is not all my grief. 

Leggi e ascolta

Che tu abbia lei non è tutto il mio tormento
eppur si sa che l’ho teneramente amata;
ma che lei abbia te è quanto più m’accora,
una sconfitta in amore che mi brucia dentro.
Amabili colpevoli, così voglio scusarvi:
tu ami lei perché ben sai ch’io l’amo;
e così per amor mio ella pur m’inganna
lasciando che il mio amico l’ami per amor mio.
Se perdo te, tal perdita è per lei un vantaggio
e se perdo lei, è il mio amico a trovar tal perdita:
entrambi vi trovate ed io vi perdo tutti e due
e voi, per amor mio, m’infliggete questa croce.
Ma eccone la gioia: lui ed io siamo una sol cosa:
o dolce inganno, ella dunque ama me soltanto.

Solo in quest’ultimo sonetto riguardante il giovane e l’amante del poeta che quest’ultimo rende pienamente evidente la ragione principale del suo essere così sconvolto: “ma che lei abbia te è quanto più m’accora, / una sconfitta in amore che mi brucia dentro.” Il poeta è addolorato dall’infedeltà della sua amante, ma si lamenta ancora di più del fatto che lei abbia ciò che desidera così famelicamente: le attenzioni fisiche ed emotive del giovane.

Riconciliare se stesso con il comportamento della sua amante richiede tutti i poteri di espressione e di autoinganno del poeta. Argomenta tortuosamente che siccome lui e il giovane condividono personalità, devono condividere la stessa donna: “Ma eccone la gioia: lui ed io siamo una sol cosa: / o dolce inganno, ella dunque ama me soltanto.” Allo stesso modo, poiché il poeta ama la donna e poiché la donna ha una relazione con il giovane, la conclusione razionale – secondo il poeta – è che il poeta e il giovane sono molto più vicini nella loro relazione.

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Read and listen

That thou hast her, it is not all my grief,
And yet it may be said I loved her dearly;
That she hath thee, is of my wailing chief,
A loss in love that touches me more nearly.
Loving offenders, thus I will excuse ye:
Thou dost love her, because thou knowst I love her;
And for my sake even so doth she abuse me,
Suffering my friend for my sake to approve her.
If I lose thee, my loss is my love’s gain,
And losing her, my friend hath found that loss;
Both find each other, and I lose both twain,
And both for my sake lay on me this cross:
But here’s the joy; my friend and I are one;
Sweet flattery! then she loves but me alone.

Only in this last sonnet concerning the youth and the poet’s mistress does the poet make fully apparent the main reason for his being so upset: “That she hath thee is of my wailing chief, / A loss in love that touches me more nearly.” The poet is grieved by his mistress’ infidelity, but he laments even more the fact that she has what he so ravenously craves: the physical and emotional attentions of the young man.

Reconciling himself to his mistress’ behavior requires all the poet’s powers of expression and self-deception. He makes the torturous argument that since he and the youth share personalities, they must share the same woman: “But here’s the joy: my friend and I are one; / Sweet flattery! then she loves but me alone.” Likewise, because the poet loves the woman, and because the woman is having an affair with the young man, then the rational conclusion — according to the poet — is that the poet and the youth are that much closer in their relationship.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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