L’assenza non indebolisce l’amore, ma lo rende più intenso e visionario. Quando gli occhi sono chiusi, il cuore vede con maggiore chiarezza. La notte diventa il luogo privilegiato di una presenza più vera del giorno.
Sonetto 43 – Leggi e ascolta
Quando ho gli occhi chiusi essi vedon meglio,
di giorno infatti scorrono su cose senza merito;
ma quando dormo, in sogno essi ti guardano
e nel buio lucenti, son fari nel buio protesi.
E tu, la cui ombra rende brillanti l’ombre,
qual divina forma assumerebbe la tua ombra
al chiaro giorno con la tua luce ancor più chiara,
se a occhi chiusi la tua immagine è così lucente!
Come gli occhi miei, ripeto, si sentirebbero felici
ammirando te nello splendor del giorno
se nella morta notte la tua bella incerta ombra
nel sonno profondo è vita in occhi senza vista!
Finché non ti vedo ogni giorno è notte per vederti
e ogni notte giorno luminoso se mi appari in sogno.
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Analisi del Sonetto 43
Il Sonetto 43 segna un cambiamento significativo di tono dopo la tensione dolorosa dei sonetti 40–42. Se lì l’assenza era carica di colpa, tradimento e razionalizzazione della ferita, qui Shakespeare compie un gesto poetico di grande raffinatezza: trasforma la lontananza in una forma superiore di presenza. L’amato, fisicamente assente, diventa paradossalmente più vivo nella notte che nel giorno.
Il sonetto si fonda su un ribaltamento percettivo. Normalmente la vista è il senso della presenza e la notte è associata alla privazione. Shakespeare inverte questo schema: quando gli occhi sono chiusi al mondo esterno, l’immagine interiore dell’amato acquista una forza assoluta. L’amore non dipende più dai sensi, ma dall’immaginazione e dalla memoria.
Prima quartina: il buio che illumina
Nella prima quartina Shakespeare introduce il paradosso centrale del sonetto.
Quando l’amato è lontano, gli occhi del poeta diventano “ciechi” durante il giorno: vedono il mondo, ma non ciò che conta davvero. È solo nel buio, quando la vista esterna si spegne, che l’immagine dell’amato può emergere con pienezza.
Seconda quartina: la visione interiore
La seconda quartina sviluppa il tema della visione mentale.
L’amato appare all’occhio dell’anima con una chiarezza che supera la percezione sensibile. Shakespeare suggerisce che l’immaginazione amorosa non è un surrogato della presenza, ma una forma di conoscenza più profonda.
Terza quartina: la notte come spazio privilegiato
Nella terza quartina la notte diventa il vero luogo dell’incontro.
L’assenza fisica viene compensata da una presenza interiore così intensa da trasformare il buio in luce. L’amato illumina la notte, mentre il giorno, privo di lui, resta impoverito.
Il distico finale: il giorno come mancanza
Nel distico finale Shakespeare chiude il paradosso con precisione.
Se la notte è illuminata dall’immagine dell’amato, il giorno, che dovrebbe essere tempo di chiarezza, diventa invece il tempo della perdita. La vera luce non è quella del sole, ma quella prodotta dall’amore.
Conclusione
Il Sonetto 43 è una delle più delicate meditazioni sull’assenza presenti nei Sonetti. Shakespeare mostra che l’amore, quando è interiorizzato, non ha bisogno della presenza fisica per esistere pienamente.
Qui l’immaginazione non è fuga dalla realtà, ma risposta alla perdita. La notte, tradizionalmente associata alla paura e al vuoto, diventa spazio di intimità e di visione privilegiata.
Con questo sonetto Shakespeare suggerisce che l’amore più profondo non abita solo nei sensi, ma nella capacità della mente di rendere presente ciò che è lontano. L’assenza non oscura il legame: lo trasforma in luce interiore.
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La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.
Questo componimento fa parte dei 154 Sonetti di Shakespeare. Leggi l’introduzione completa alla raccolta nella pagina Sonetti di Shakespeare.