Sonetto 43 – Sonnet 43

Quando ho gli occhi chiusi essi vedon meglio. When most I wink, then do mine eyes best see. 

Leggi e ascolta

Quando ho gli occhi chiusi essi vedon meglio,
di giorno infatti scorrono su cose senza merito;
ma quando dormo, in sogno essi ti guardano
e nel buio lucenti, son fari nel buio protesi.
E tu, la cui ombra rende brillanti l’ombre,
qual divina forma assumerebbe la tua ombra
al chiaro giorno con la tua luce ancor più chiara,
se a occhi chiusi la tua immagine è così lucente!
Come gli occhi miei, ripeto, si sentirebbero felici
ammirando te nello splendor del giorno
se nella morta notte la tua bella incerta ombra
nel sonno profondo è vita in occhi senza vista!
Finché non ti vedo ogni giorno è notte per vederti
e ogni notte giorno luminoso se mi appari in sogno.

Con il Sonetto 43 inizia la serie di sonetti sull’assenza o lontananza. In questa nuova sequenza, diversi significati delle stesse parole vengono sviluppati in costruzioni versatili e giustapposizioni. Notare il curioso doppio uso di “ombra” e “forma” in “E tu, la cui ombra rende brillanti l’ombre, / qual divina forma assumerebbe la tua ombra …”.

Nel Sonetto 43, il poeta evince che la sua unica consolazione nell’essere separato dal giovane sia la notte, quando può cioè sognarne la bellezza. Le immagini di capovolgimento sono prevalenti e tutte affrontano il modo in cui il giovane influenza il poeta. Per esempio, il poeta dice che di notte è contento perché può vedere il giovane nei suoi sogni: Il giovane – un’“ombra” – proietta la luce che illumina la sua bellezza. Ma durante il giorno, il poeta è addolorato, perché allora l’assenza del giovane è molto intensa. Queste situazioni paradossali tra il giorno e la notte e tra la presenza e l’assenza del giovane sono descritte nel modo più completo nel distico conclusivo del sonetto: “Finché non ti vedo ogni giorno è notte per vederti / 
e ogni notte giorno luminoso se mi appari in sogno.”. Il mondo del poeta è capovolto.

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Read and listen

When most I wink, then do mine eyes best see,
For all the day they view things unrespected;
But when I sleep, in dreams they look on thee,
And darkly bright are bright in dark directed.
Then thou, whose shadow shadows doth make bright,
How would thy shadow’s form form happy show
To the clear day with thy much clearer light,
When to unseeing eyes thy shade shines so!
How would, I say, mine eyes be blessed made
By looking on thee in the living day,
When in dead night thy fair imperfect shade
Through heavy sleep on sightless eyes doth stay!
All days are nights to see till I see thee,
And nights bright days when dreams do show thee me.

The next sonnet series on absence begins here with Sonnet 43 and continues through Sonnet 58. Throughout this new sequence, different meanings of the same words are developed in versatile constructions and juxtapositions. Note the curious double use of “shadow” and “form” in “Then thou, whose shadow shadows doth make bright, / How would thy shadow’s form form happy show . . .” Three rhyme links to Sonnet 44 — “so”/ “slow,” “stay”/”stay,” and “thee”/”thee” — reveal a closely unified theme. Also, “darkly bright . . . bright in dark” in Sonnet 43 is echoed in “bright,” “light,” “night,” “sightless,” “nights,” and “night’s bright” in the other sonnets.

In Sonnet 43, the poet surmises that his only consolation in being separated from the youth is at night, when he can dream of the youth’s beauty. Images of reversal are prevalent, and all of them address how the young man affects the poet. For example, the poet says that at night he is content because he best sees the youth in his dreams: The youth — a “shade” — casts off light that illuminates his beauty. But during the day, the poet grieves, for then the youth’s absence is most acute. These paradoxical situations between day and night and between the youth’s presence and absence are most fully described in the sonnet’s concluding couplet: “All days are nights to see till I see thee, / And nights bright days when dreams do show thee me.” The poet’s world is upside down.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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