Sonetto 47 – Shakespeare

Dopo la contesa, occhi e cuore stringono un’alleanza. Visione e sentimento si sostengono a vicenda per nutrire l’amore assente. La distanza non divide più: diventa lo spazio di una cooperazione interiore..

Sonetto 47 di Shakespeare

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I miei occhi e il cuore son venuti a patti
ed or ciascuno all’altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,

gli occhi allor festeggian l’effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un’altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d’amore.

Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perché non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;

o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.


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Analisi del Sonetto 47

Il Sonetto 47 risponde direttamente al conflitto messo in scena nel Sonetto 46. Se lì occhi e cuore si contendevano il possesso dell’amato, qui Shakespeare mostra l’esito necessario di quella contesa: la collaborazione. L’amore, per sopravvivere alla distanza, non può permettersi divisioni interne. Le facoltà che prima litigavano ora comprendono di avere bisogno l’una dell’altra.

Il sonetto propone così una visione più armonica e matura dell’esperienza amorosa. Lontano dall’unità immediata della presenza, l’amore a distanza deve organizzarsi, distribuire le funzioni, creare alleanze interiori. Shakespeare trasforma una frattura in un sistema di sostegno reciproco.

Prima quartina: la fine della contesa

Nella prima quartina Shakespeare dichiara che occhi e cuore non sono più in guerra.

Ciascuno riconosce il valore dell’altro. Gli occhi comprendono che senza il cuore la visione sarebbe sterile; il cuore riconosce che senza gli occhi l’amore resterebbe privo di immagine.

Seconda quartina: il nutrimento reciproco

La seconda quartina sviluppa l’idea della reciprocità.

Gli occhi si nutrono dell’immagine dell’amato, il cuore del suo affetto. Ma ciò che uno possiede viene condiviso con l’altro. La visione alimenta il sentimento, il sentimento intensifica la visione.

Terza quartina: l’amore come circuito interno

Nella terza quartina Shakespeare mostra come questa alleanza renda possibile la sopravvivenza dell’amore.

Anche in assenza della presenza fisica, l’amato continua a vivere dentro un circuito interiore fatto di memoria, immaginazione e desiderio. L’amore diventa autosufficiente, pur restando incompleto.

Il distico finale: unità ritrovata

Nel distico finale Shakespeare suggella l’armonia ritrovata.

Occhi e cuore, uniti, riescono a possedere l’amato nel solo modo possibile quando la distanza lo impedisce: condividendolo interiormente.

Conclusione

Il Sonetto 47 rappresenta una fase di equilibrio dopo la frammentazione emotiva dei testi precedenti. Shakespeare suggerisce che l’amore, quando è costretto a vivere nella distanza, deve diventare cooperazione tra le diverse facoltà dell’anima.

La visione e il sentimento, anziché competere, imparano a sostenersi. È una lezione di maturità affettiva: l’amore non chiede più esclusività interna, ma armonia.

Con questo sonetto Shakespeare mostra che la distanza non è solo una prova da sopportare, ma un’occasione per riorganizzare l’esperienza amorosa in una forma più consapevole. L’amore che sa allearsi con se stesso è un amore che può durare.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


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