Sonetto 48 – Sonnet 48

Quanto fui prudente prima di partire. How careful was I, when I took my way. 

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Quanto fui prudente prima di partire
nel metter sotto chiave ogni piccolezza
affinché al mio uso le trovassi ancora
salve da mani profane, in sicura custodia!
Ma tu, al cui confronto i miei gioielli sono nulla,
mio prezioso conforto, or mia più grande angoscia,
tu, immensa mia letizia ed unico mio pensiero,
sei rimasto preda di ogni ignobil ladro.
Io non ti ho rinchiuso in nessun forziere
se non dove non sei, anche se là ti sento,
nell’affettuosa cerchia stretta del mio cuore,
dal quale a tuo piacere puoi venire e andare;
e perfin di là, io temo, tu mi sia rubato,
perché onestà vien ladra per un valor sì ambito.

Il giovane tiene il poeta in tensione, e ancora una volta vediamo la schiavitù del poeta nella loro relazione. Il poeta sviluppa un contrasto metaforico tra essere derubato di beni fisici e perdere legami emotivi con il giovane. Questa perdita che tanto teme è già in atto, e solo lui sembra incapace di riconoscere il crescente rifiuto da parte del giovane. “Io non ti ho rinchiuso in nessun forziere”, dice al giovane, ma poi mitiga questo pensiero continuando: “se non dove non sei, anche se là ti sento, / nell’affettuosa cerchia stretta del mio cuore. . “ L’auto-contraddizione sta nel fatto che il poeta riconosce la distanza emotiva del giovane rifiutando di credere a questa verità.

Di grande preoccupazione per il poeta è l’incapacità del giovane di proteggersi da pretendenti scurrili. Anche l’amante del poeta è sotto tiro: oggetto del suo affetto, il giovane è “preda di ogni ignobil ladro”. Questo riferimento al furto unisce il sonetto, poiché nel verso 4 il poeta parla di “mani profane”, e il distico conclusivo affronta più direttamente la più grande paura del poeta: “e perfin di là, io temo, tu mi sia rubato, / perché onestà vien ladra per un valor sì ambito.” Paradossalmente, qui il poeta sembra più preoccupato che la sua completa accettazione del fatto che il giovane lo respinga sia la più grande – e la più spaventosa – “verità” di tutte.

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Read and listen

How careful was I, when I took my way,
Each trifle under truest bars to thrust,
That to my use it might unused stay
From hands of falsehood, in sure wards of trust!
But thou, to whom my jewels trifles are,
Most worthy of comfort, now my greatest grief,
Thou, best of dearest and mine only care,
Art left the prey of every vulgar thief.
Thee have I not lock’d up in any chest,
Save where thou art not, though I feel thou art,
Within the gentle closure of my breast,
From whence at pleasure thou mayst come and part;
And even thence thou wilt be stol’n, I fear,
For truth proves thievish for a prize so dear.

The youth keeps the poet on edge, and once again we see the poet’s bondage to the relationship. The poet develops a metaphorical contrast between being robbed of physical possessions and losing emotional ties to the young man. This loss that he so fears is already in the making, and only he seems unable to recognize the youth’s growing rejection of him. “Thee have I not locked up in any chest,” he says to the youth, but then he mitigates this thought by continuing, “Save where thou art not, though I feel thou art, / Within the gentle closure of my breast . . .” The self-contradiction lies in the poet’s acknowledging the youth’s emotional distance from him but then refusing to believe this truth.

Of greatest concern to the poet is the youth’s inability to protect himself from scurrilous suitors. Even the poet’s mistress comes under fire: As the object of her affection, the youth is “the prey of every vulgar thief.” This reference to thievery unites the sonnet, for in line 4 the poet speaks of “hands of falsehood,” and the concluding couplet more directly addresses the poet’s greatest fear: “And even thence thou wilt be stol’n, I fear, / For truth proves thievish for a prize so dear.” Ironically, here the poet seems most worried that his complete acceptance of the fact that the youth is spurning him will be the greatest — and most fearful — “truth” of all.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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