L’amore accetta l’ingiustizia come destino: il poeta si riconosce vassallo dell’amato e trasforma la sofferenza dell’attesa in obbedienza assoluta, rinunciando perfino al diritto di giudicare.

Sonetto 58 – Leggi e ascolta
Vieti quel Dio che primo a te mi rese schiavo
che in mente vagli i tuoi attimi di piacere
o che alla tua mano implori il resoconto delle ore,
essendo tuo vassallo, son costretto al tuo volere.
Possa io soffrire, sempre al cenno tuo,
la forzata solitudine della tua vita libera
e la pazienza, al dolor domata, tollerar le offese
senza accusare te di ingiusta crudeltà.
Ovunque tu sia, il tuo privilegio è tale
che tu solo puoi concedere il tuo tempo
a ciò che prediligi, spetta soltanto a te
perdonar te stesso del male che commetti.
Aspettar io devo, benché l’attesa sia un inferno,
non biasimare il tuo volere, sia esso giusto o ingiusto.
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Analisi del Sonetto 58
Il Sonetto 58 approfondisce e radicalizza quanto espresso nel Sonetto 57. Se lì l’amore si configurava come schiavitù volontaria, qui Shakespeare compie un ulteriore passo: la sottomissione non è solo pratica, ma morale. Il poeta non si limita ad attendere; accetta l’ingiustizia come legittima, l’arbitrio dell’amato come legge suprema.
Il sonetto è attraversato da un linguaggio feudale e giuridico: vassallaggio, privilegio, concessione del tempo. L’amore non è più un rapporto affettivo, ma una struttura di potere. Tuttavia, Shakespeare non descrive questa condizione con ingenuità: la lucidità con cui il poeta espone la propria sottomissione rende il testo profondamente inquietante.
Prima quartina: il divieto di interrogare
Nella prima quartina il poeta afferma che l’amore stesso gli vieta di interrogarsi.
Non gli è concesso conoscere come l’amato impieghi il proprio tempo. Pensare ai suoi piaceri o chiedere conto delle ore trascorse sarebbe una violazione del ruolo assegnato. L’obbedienza non riguarda solo le azioni, ma anche il pensiero.
Seconda quartina: la solitudine imposta
La seconda quartina introduce il tema della solitudine forzata.
Il poeta deve sopportare l’isolamento e le offese senza accusare l’amato di crudeltà. L’ingiustizia non viene negata, ma interiorizzata. La pazienza diventa una forma di disciplina emotiva che soffoca ogni protesta.
Terza quartina: il privilegio dell’amato
Nella terza quartina Shakespeare chiarisce la natura del privilegio.
L’amato è libero di disporre del proprio tempo come vuole e di perdonare se stesso per ogni torto. L’asimmetria è totale: uno gode della libertà assoluta, l’altro è condannato all’attesa.
Il distico finale: l’inferno dell’attesa
Nel distico finale il poeta pronuncia una delle frasi più dure del sonetto.
L’attesa è definita un inferno, ma nonostante ciò non viene contestata. Il poeta si proibisce ogni giudizio, accettando come giusto anche ciò che è palesemente ingiusto.
Conclusione
Il Sonetto 58 mostra il punto più estremo della sottomissione amorosa. Shakespeare rappresenta un amore che non solo sopporta il dolore, ma lo giustifica, lo assolve, lo trasforma in dovere.
La grandezza del sonetto sta nella sua ambiguità: non è un’ode alla fedeltà, ma nemmeno una denuncia esplicita. È un ritratto spietatamente lucido di ciò che accade quando l’amore perde ogni reciprocità e diventa potere.
Con questo testo Shakespeare suggerisce che l’amore assoluto, quando accetta l’ingiustizia senza riserve, rischia di dissolvere la dignità di chi ama. L’attesa, da segno di devozione, si trasforma in una forma di condanna silenziosa.
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La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.