Sonetto 59 – Shakespeare

Il poeta riflette sul tempo che si ripete e sulla presunta novità del presente, interrogando il passato per capire se la bellezza dell’amato sia davvero unica o solo una forma eterna che ritorna.

Sonetto 59 di Shakespeare

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Se nulla è veramente nuovo, ma ciò che è
è già stato prima, come s’inganna la nostra mente
che, nello sforzo di creare, erroneamente porta
un’altra volta il peso di un figlio che già esiste!

Potesse almeno un segno, con ritroso sguardo
anche di cinquecento succedersi del sole,
mostrarmi la tua effigie in qualche antico libro
quando al pensier fu dato per primo un segno scritto.

Così potrei scoprire che diceva il vecchio mondo
di questa prodigiosa creazione del tuo corpo,
se abbiamo progredito, se loro erano migliori,
o se il ciclo della vita si ripete sempre uguale.

No, sono sicuro, i dotti dei tempi antichi
elargiron alte lodi a soggetti assai men degni.


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Analisi del Sonetto 59

Il Sonetto 59 introduce una svolta riflessiva nella sequenza: dopo i sonetti della sottomissione e dell’attesa dolorosa, Shakespeare allarga lo sguardo dal dramma personale alla dimensione storica e filosofica. Il tema non è più soltanto l’amore presente, ma il rapporto tra tempo, memoria e ripetizione. Esiste davvero qualcosa di nuovo, o tutto ciò che appare unico non è che il ritorno di forme già esistite?

Il poeta si muove in un territorio quasi speculativo. L’amore per l’amato è così intenso da spingerlo a interrogare la storia stessa, a cercare nei libri antichi una possibile anticipazione di quella bellezza che ora gli appare senza precedenti.

Prima quartina: il sospetto della ripetizione

Nella prima quartina Shakespeare mette in dubbio l’idea di novità.

Se nulla è veramente nuovo sotto il sole, allora anche ciò che oggi sembra straordinario potrebbe essere già esistito. Il pensiero umano, nel suo sforzo di creare, potrebbe limitarsi a riprodurre ciò che è già stato.

Seconda quartina: lo sguardo rivolto al passato

La seconda quartina introduce il desiderio di consultare i testi antichi.

Shakespeare immagina di poter osservare un’immagine dell’amato in un libro scritto secoli prima. Il passato diventa così un tribunale chiamato a giudicare l’unicità del presente.

Terza quartina: progresso o ripetizione?

Nella terza quartina il poeta formula le possibili risposte.

Forse il mondo è migliorato, forse è peggiorato, oppure si muove in un ciclo eterno. In ogni caso, la bellezza dell’amato diventa il metro con cui misurare il valore delle epoche.

Il distico finale: la superiorità dell’amato

Nel distico finale Shakespeare giunge a una conclusione netta.

Gli antichi, pur celebrando grandi soggetti, non potevano conoscere una bellezza pari a quella dell’amato. Anche se il tempo si ripete, questa forma d’amore resta senza paragoni.

Conclusione

Il Sonetto 59 è una meditazione raffinata sul tempo e sull’illusione della novità. Shakespeare non nega la ciclicità della storia, ma afferma che ogni esperienza amorosa, pur inscritta nel flusso del tempo, possiede una verità irriducibile.

L’amato diventa il criterio attraverso cui il poeta giudica passato e presente. La bellezza non è solo una forma che ritorna, ma una rivelazione che si rinnova ogni volta che viene amata.

Con questo sonetto Shakespeare suggerisce che l’amore autentico vive in una tensione costante tra eternità e unicità: può appartenere al ciclo del tempo, ma è sempre vissuto come se fosse la prima e l’ultima volta.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


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