Shakespeare. Sonetto 84 - Sonnet 84. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 84 – Sonnet 84

Shakespeare Sonetto 84

Chi il meglio di te dice, non può dir di più. Who is it that says most? which can say more. 

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Chi il meglio di te dice, non può dir di più
di questo ricco elogio che tu solo sei tu:
in qual confin murato si trova tanta ricchezza
atta a dimostrare che può esister il tuo eguale?
Ben squallida miseria dimora in quella penna
che non presta al suo soggetto un po’ di luce:
ma chi scrive di te, se solo riesce a dire
che tu sei tu, nobilita il suo verbo.
Riporti egli soltanto quanto in te sta scritto,
senza sciupare quel che natura creò sì chiaro,
e tale riproduzione eternerà il suo ingegno
rendendone ammirato lo stile in ogni luogo.
Ma alle tue belle grazie tu aggiungi una sventura,
la bramosia di elogi che sciupa ogni tuo pregio.

Il poeta offre consigli – mentre critica il poeta rivale – a qualsiasi scrittore che desideri ottenere la vera poesia: copiare e interpretare la natura sono necessari per l’arte, ma la natura riccamente ornamentale crea arte falsa. Per questo motivo, nessuna distorsione della bellezza del giovane lo descrive. Il poeta ha solo bisogno di dire la semplice verità per adulare meglio il giovane: “Riporti egli soltanto quanto in te sta scritto / senza sciupare quel che natura creò sì chiaro”.

Criticando la dipendenza del giovane dalle lodi come segno di cattivo gusto, il poeta censura il suo amico per aver ceduto alla glorificazione del poeta rivale di lui, che dice sono solo chiacchiere e quindi non fa bene al giovane. Il poeta chiarisce che la giovinezza perpetua la falsa arte del poeta rivale: “Ma alle tue belle grazie tu aggiungi una sventura, / la bramosia di elogi che sciupa ogni tuo pregio”. Chiaramente l’amore non distorce il giudizio del poeta; il suo rimprovero al giovane stabilisce il suo spirito indipendente, che finora è stato purtroppo carente.

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Who is it that says most? which can say more
Than this rich praise, that you alone are you?
In whose confine immured is the store
Which should example where your equal grew.
Lean penury within that pen doth dwell
That to his subject lends not some small glory;
But he that writes of you, if he can tell
That you are you, so dignifies his story,
Let him but copy what in you is writ,
Not making worse what nature made so clear,
And such a counterpart shall fame his wit,
Making his style admired every where.
You to your beauteous blessings add a curse,
Being fond on praise, which makes your praises worse.

The poet offers advice — while criticizing the rival poet — to any writer who wishes to achieve true poetry: Copying and interpreting nature are necessary for art, but lavishly ornamenting nature creates false art. For this reason, no distortion of the youth’s beauty describes him. The poet need only tell the simple truth to flatter the youth best: “Let him but copy what in you is writ, / Not making worse what nature made so clear.”

Criticizing the young man’s addiction to praise as a mark of bad taste, the poet censures his friend for succumbing to the rival poet’s glorification of him, which he says is merely prattle and therefore does the youth no good. The poet makes clear that the youth perpetuates the rival poet’s false art: “You to your beauteous blessings add a curse, / Being fond on praise, which makes your praises worse.” Clearly love does not distort the poet’s judgment; his reproving the young man establishes his own independent spirit, which heretofore has been sadly lacking.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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